Moderazione del traffico e sicurezza per una vera città “bike-friendly”

12 MAG 13
Ultimo aggiornamento: 13:57 | 16 MAG 25
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La bicicletta, quasi soffocata da decenni di scellerate politiche pro-auto, sta indubbiamente vivendo una nuova primavera ricoprendo un ruolo sempre più centrale sia nei quotidiani spostamenti a corto-medio raggio cittadino (5/7 km) sia per lo sviluppo di nuove forme di turismo sostenibile.
Parlando di “ciclabilità” cittadina è inevitabile l'accostamento ai km di piste ciclabili ma questo non è un dato in grado di rappresentare le reali condizioni della mobilità ciclistica. Molto, troppo spesso, le ciclabili sono realizzate o tenute male, disseminate di ostacoli, cominciano e finiscono nel nulla, non risultando quindi di alcuna utilità, anzi, creando disagio e motivi di conflitto tra pedoni, ciclisti ed automobilisti.
In una città di limitata estensione, totalmente pianeggiante, con un clima non eccessivamente rigido come Cremona, e quindi ottimale per l'uso della bicicletta, le scelte politiche precise, lungimiranti e  favorevoli ad una mobilità urbana sostenibile, oltre che all'ambiente ed alla salute, non sono più prorogabili, se vogliamo dare un futuro alla città. Si deve lavorare sulla moderazione del traffico, far crescere la cultura della sicurezza stradale e riprogettare gli spazi pubblici introducendo nuovi concetti di “living street” e di spazi condivisi.
Dopo anni di studi, sperimentazioni e convegni, sono due i principi che devono prevalere: la precedenza alle persone, alla loro vita e salute, al loro “essere cittadini” e l'efficienza economica e sociale per il funzionamento della città.
Il primo principio  è strettamente collegato alla moderazione della velocità ed alla moderazione del traffico dei mezzi motorizzati e ciò incide notevolmente sull'inquinamento ambientale e sul funzionamento equilibrato tra i diversi modi di spostamento. Deve esistere il diritto alla libertà effettiva per ognuno di scegliere il suo personale modo di spostamento (compresa l'auto). E' indubbio altresì che l'uso eccessivo dell'auto, limitando di fatto i modi attivi (piedi e bici) influisce negativamente sullo sviluppo della città.
Il secondo principio è indispensabile per una mobilità facile sia per le persone che per le merci. I veicoli motorizzati godranno di maggiore fluidità di traffico e disponibilità di sosta.
Assolutamente necessario fare un passo indietro e tornare a considerare la città come il luogo in cui vivono e lavorano le persone e non un sistema di condotti per veicoli.
La moderazione della velocità e del traffico sono fondamentali anche per una drastica riduzione dell'incidentalità urbana (40% dei morti e 70% di incidenti) che provoca un costo sociale elevatissimo per la collettività (si calcola il 2% del PIL). In ambito urbano la percentuale di pedoni/ciclisti coinvolti in incidenti è tra l'80-90% contro il 5-10% degli automobilisti.
Il concetto di “living street” si riferisce infatti alla possibilità di pensare alla strada urbana non solo come asse di scorrimento del traffico veicolare ma come spazio di relazione tra una pluralità di utenti (automobilisti, pedoni, ciclisti, residenti, scolari...) e di funzioni.
Nessuno vuole scaricare colpe o responsabilità ai soli automobilisti (moltissimi pedoni e ciclisti posseggono un'auto), l'errore è nella progettazione, perchè troppo spesso alla nostra classe politica manca il coraggio di prendere decisioni su ambiente, salute, trasporti e consumo del territorio, che a lungo termine porteranno enormi benefici alla collettività ma che nell'immediato suscitano solo veementi proteste e malumori diffusi.
Progettare una Zona 30 dovrebbe innanzitutto prevedere interventi a favore di pedoni e ciclisti, come il restringimento della carreggiata automobilistica contro un aumento dello spazio per marciapiedi e corsie ciclabili, la creazione di aree adibite a scopi sociali con panchine ed alberi, la realizzazione di strutture come i cuscini berlinesi che rallentano la velocità senza arrecare danni ai mezzi. Niente di tutto ciò è stato fatto là dove si poteva, sia in Corso Matteotti che in Corso Vittorio Emanuele, dove si è scelto di “non adottare” creando un pastrocchio e, vanificando di fatto la funzionalità degli interventi effettuati, aumentando i disagi per i cittadini.
Molte sono le problematiche da affrontare: le direttrici ciclabili tra le periferie ed il centro, i collegamenti con gli altri comuni, le politiche per dare nuova vita al centro storico, la gestione degli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro, la dislocazione dei parcheggi, l'abbattimento delle barriere architettoniche, le priorità agli interventi infrastrutturali, ecc....  Per tutti questi temi un unico denominatore comune: la scelta consapevole da parte di tutte le amministrazioni di affrontarli privilegiando una categoria di cittadini, quelli con la patente e l'automobile a discapito di tutte le altre: bambini, anziani, disabili, pedoni e ciclisti. Per questi esiste un'unica possibilità: adeguarsi o rendersi invisibili,  semplicemente scomparire per non intralciare il flusso crescente dei veicoli motorizzati che, soli, sembrano rappresentare a Cremona, come in altre città, la possibilità di muoversi in libertà e sicurezza. Un'idea distorta e letale sia per chi la pratica che per chi è costretto a subirla.